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Ieri in molte città d’Italia si sono svolti presidi di fronte a questure e prefetture per chiedere un radicale cambiamento delle leggi sull’immigrazione e per condannare il razzismo e la repressione che colpisce chi lotta.

A Roma, Milano, Bergamo, Torino, Modena, Viterbo, Taranto e Napoli, gruppi numerosi e determinati di immigrati/e e non hanno gridato a gran voce la loro rabbia ed esposto una precisa lista di rivendicazioni, tra cui la regolarizzazione di chiunque sia sprovvisto di permesso di soggiorno, lo sblocco delle domande di sanatoria, l’istituzione di un permesso unico europeo, l’abolizione del legame fra permesso di soggiorno, contratto di lavoro e residenza, l’abolizione dei decreti sicurezza, l’abolizione del costo dei rinnovi, la cittadinanza per chi è nato in Italia, la fine degli abusi delle questure, la chiusura dei centri di detenzione per immigrati e la fine dei rimpatri coatti. A Palermo e Teramo, compagne e compagni hanno affisso striscioni in solidarietà in città. Oltre a questo, in molte piazze si è messo l’accento sull’accesso alla salute (come nel caso di chi, col permesso in proroga, si vede respinto dagli uffici dell’ASL) e sulla situazione pandemica che, con la sua scriteriata gestione ha influito duramente soprattutto sulla vita dei lavoratori immigrati. Si è chiesto per questo che il piano vaccinale prenda al più presto in considerazione anche coloro che, a causa delle politiche razziste italiane ed europee in tema di immigrazione, sono al momento privi di documenti.

Molte di queste delegazioni sono state ricevute dai prefetti delle loro città ed hanno consegnato la piattaforma rivendicativa, mentre nelle piazze sottostanti si dava vita ad assemblee e discussioni. La risposta dello Stato, come sempre, è stata vaga ed elusiva. Molti prefetti si sono nascosti dietro la scusa della scarsità di organico (adesso risolta, secondo loro, con l’assunzione di lavoratori interinali), o dietro altre scuse di simile, scarsa consistenza.

Chi però stamattina è sceso in piazza, nonostante la pioggia, sa bene che la giornata di oggi è solo l’inizio. Già nei prossimi giorni riprenderanno i movimenti assembleari per organizzare nuove sempre più determinate mobilitazioni. Perché non possiamo più aspettare e continueremo a lottare ed unirci, da nord a sud, dalle città alle campagne.

Perché solo la lotta paga e non ci fermeremo finché non avremo DOCUMENTI PER TUTT* e REPRESSIONE PER NESSUN*!!!

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