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La seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e, riunitasi on line domenica 29 novembre 2020 conferma e ribadisce le analisi, le proposte e le prospettive della mozione conclusiva approvata a Bologna lo scorso 27 settembre: la crisi strutturale dell’economia capitalista sospinge lo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento generalizzato, incentivando un uso padronale dell’emergenza sanitaria oltre che la diffusione del razzismo; in questo quadro si sta sviluppando un’offensiva padronale sul versante dei salari, dei contratti e delle condizioni di lavoro, come un’azione del governo a sostegno di questa offensiva e delle conseguenti ristrutturazioni produttive (a partire dal Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà sulle classi popolari); è quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali: si pone cioè con sempre più evidenza la necessità di una risposta che rilanci le parole d’ordine storiche del movimento operaio (la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario; una patrimoniale sulle grandi ricchezze; un salario medio garantito a occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame; l’eliminazione del razzismo istituzionale).

Il percorso avviato il 27 settembre si è proposto quindi di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero dell’autunno anche organizzando una giornata di iniziativa nazionale a fine ottobre, riuscendo quindi a segnare le piazze anche con un’espressione organizzata della classe, sulla base di una piattaforma generale di difesa dei suoi interessi, senza lasciarle solo alla reazione populista della piccola e media borghesia o a settori semiproletari, marginali e studenteschi.

Quest’autunno è stato anche segnato dalla ripresa del contagio.

Nel giro di poche settimane abbiamo rivisto le decine di migliaia di contagiati al giorno, la saturazione degli ospedali, il macabro conto delle centinaia di morti quotidiani, l’istituzione di misure di contenimento e zone rosse.

È emersa con chiarezza la responsabilità di un governo che non ha investito nel corso dell’estate sulla sicurezza, sulla sanità pubblica, sulla scuola, sui trasporti, riversando invece decine di miliardi per ristorare soprattutto padroni e padroncini (oltre che pochi ammortizzatori sociali parziali, incerti e in ritardo).

Sono emerse con chiarezza, nell’assurdo rimpallo tra governo e regioni, le contraddizioni di una disarticolazione dei servizi pubblici determinata da decenni di tagli e di autonomie regionali.

Mentre il padronato ha imposto la priorità della produzione e del profitto, perseverando come a marzo nel tener aperti gli stabilimenti.

Mentre CGIL CISL e UIL, come in primavera, invece che difendere salute e salario hanno rilanciato percorsi di un nuovo patto sociale con Bonomi e Confindustria.

La legge di bilancio 2021, in questo quadro, non fa che confermare l’impianto di classe di questo governo, ribadendo le scelte di questi mesi e convogliando le risorse soprattutto ad imprese, commercianti e liberi professionisti.

Nel frattempo, i grandi contratti dei metalmeccanici e dei pubblici rimangono impantanati [con proposte ridicole sul fronte salariale e la riproposizione delle gabbie del patto di fabbrica], mentre altri (chimici, alimentaristi, ecc) sono rinnovati da CGIL CISL UIL con pochi soldi e significativi arretramenti normativi [come la possibilità di non applicare i Ccnl del settore per gli appalti], e altri ancora, come nel caso della logistica, restano fermi al palo nonostante lo sciopero nazionale di categoria di fine scorso ottobre e l’imminente nuovo sciopero del prossimo 18 dicembre.

L’assemblea fa propria la proposta di sviluppare un’azione comune sul tema della sicurezza, impegnando tutti i lavoratori e i delegati a svolgere una battaglia sui propri luoghi di lavoro per imporre dei Protocolli realmente vincolanti e che prevedano tamponi per tutti e diritto ad astenersi con la garanzia del salario pieno nel caso di palesi violazioni delle norme- anti Covid da parte aziendale.

Le lotte di questi mesi nel comparto Trasporti e Logistica, che in alcune filiere hanno già conseguito alcuni importanti obbiettivi (più pause lavorative, un ora di lavoro retribuita per le sanificazioni, garanzia di un premio di produttività pari a una quindicesima mensilità indipendentemente dalle assenze per malattia dovute al Covid, apertura di tavoli nazionali sulla sicurezza con le controparti padronali, ecc.), dimostrano che questa strada è concretamente praticabile.

La seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e ribadisce quindi la necessità di innescare, sostenere e generalizzare le resistenze per la salute e la sicurezza, come ogni iniziativa di lotta delle aziende in crisi, dei precari e dei settori di classe colpiti dall’emergenza in corso.

Per questo, l’assemblea si propone di continuare ad attraversare ogni iniziativa settoriale, categoriale o territoriale di resistenza e di lotta.

In ogni caso, al di là di queste lotte e resistenze, si pone con sempre più evidenza la necessità di sviluppare un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo.

Per questo lancia a tutte le realtà di lotta, i delegati e le delegate, le organizzazioni sindacali conflittuali un appello per arrivare a costruire questa iniziativa di sciopero generale per il prossimo 29 gennaio e a organizzare il giorno seguente, sabato 30 gennaio, una manifestazione nazionale di lotta sulle parole d’ordine approvate dell’assemblea del 27 settembre.

Approvato con 94 voti favorevoli dei circa 130 presenti a fine assemblea.

La mozione proposta da Luca Scacchi, coincidente quasi interamente con quella approvata ma contraria a indire lo sciopero per il 29 gennaio, ha ottenuto 16 voti.

Due compagni si sono espressi contro entrambe le mozioni.

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