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Ancora in piazza
Per difendere la salute e la vita delle proletarie e dei proletari
Per far pagare ai padroni i costi della crisi.

Per milioni di lavoratori, precari e disoccupati la seconda ondata pandemica è stata peggiore della prima: l’Italia è al primo posto in Europa e tra i primissimi nel mondo sia per numero di morti che per rapporto tra contagiati e deceduti. Mentre il governo Conte, l’opposizione e gli enti locali fingono di litigare tra loro sul Mes ma già inciuciano su come spartirsi – destra, centro e “sinistra” – i proventi del Recovery Plan, due sole cose sono certe:

  1. la sanità è posta all’ultimissimo posto rispetto alla fiumana di miliardi per le imprese 4.0 e ‘ecologiche’;
  2. si fa di tutto per occultare la catastrofe prodotta dal collasso del sistema sanitario frutto di decenni di tagli e di aziendalizzazioni, e il fallimento completo delle misure di prevenzione, orientate più a salvare i profitti che a fronteggiare gli effetti del CoViD-19. Altro che “andrà tutto bene”!

Il programma “anticrisi” dei padroni va delineandosi in maniera sempre più chiara: dopo il “regalone” della Cig elargita ai 4 venti e senza alcuna verifica sull’effettivo stato di crisi aziendale e il “regalino” dei ristori alla piccola e media borghesia, milioni di lavoratori si sono trovati con salari dimezzati, e circa 800 mila precari sono finiti per strada.

Intanto, nelle fabbriche e nei magazzini si continua a lavorare a ritmi infernali, a contagiarsi e a morire, il più delle volte senza il benché minimo strumento di tutela della salute e della sicurezza, per non parlare del personale sanitario stremato da mesi di turni massacranti in cambio di salari da fame.

Le parole del capo della Confindustria maceratese Guzzini “anche se qualcuno morirà, pazienza”, riassumono con freddo cinismo la linea di condotta dell’intero fronte padronale: i loro profitti valgono più delle vite di milioni di proletari e proletarie.

A fronte della catastrofe attuale e della valanga ancor più rovinosa che si preannuncia in primavera, con la fine della moratoria sui licenziamenti coincidente con una terza ondata oramai quasi scontata, occorre qui ed ora rilanciare l’autorganizzazione e la lotta degli sfruttati.

La difesa economica e sanitaria dalla pandemia e dalle altre patologie pandemiche (tumori, morti sul lavoro e patologie cardiocircolatorie oscurate dal Covid) non verrà mai dalle aule istituzionali né tanto meno dai teatrini elettorali, ma passa necessariamente dalla ripresa del protagonismo di classe e da un programma di rivendicazioni centrato sugli interessi autonomi dei proletari e che passi per la costruzione di un vero sciopero generale e di una grande mobilitazione nazionale nelle giornate del 29-30 gennaio:

  1. autodifesa della salute da parte dei lavoratori, per sé e per tutta la popolazione, con l’obbligatorietà dello screening e dei tamponi gratuiti a tutti i lavoratori e i disoccupati e il varo di misure stringenti per la prevenzione dei contagi sui luoghi di lavoro;
  2. lavoro stabile e sicuro o salario garantito per disoccupati, precari e cassintegrati;
  3. Patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione i cui proventi vanno destinati ai salari e alla spesa sociale;
  4. riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti; per il lavoro socialmente necessario;
  5. diritto al lavoro per tutte le donne, contro la precarizzazione e il lavoro a distanza; per il potenziamento dei servizi di welfare, contro la conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico; per il diritto di aborto assistito e l’autodeterminazione delle donne; contro il sessismo e la violenza sociale e domestica, cresciuti in questa crisi;
  6. libertà di sciopero e abrograzione dei decreti-sicurezza: contro ogni criminalizzazione delle lotte sociali e sindacali;
  7. permesso di soggiorno europeo a tempo indeterminato per tutti gli immigrati e le immigrate; completa equiparazione salariale, di accesso ai servizi sociali e di diritti; abolizione delle attuali leggi italiane ed europee sull’immigrazione e chiusura immediata dei CPR;
  8. immediata applicazione della sentenza della Corte di giustizia europea che impone all’INPS di pagare gli assegni familiari anche per i congiunti residenti all’estero.
  9. drastico taglio alle spese militari (un F35 costa quanto 7113 ventilatori polmonari) e alle grandi opere inutili e dannose (quali Tav, Tap, Muos);
  10. contro le politiche di devastazione ambientale e il saccheggio indiscriminato della natura e dell’ecosistema in nome dei profitti e della speculazione;
  11. piano straordinario di edilizia scolastica e di assunzione di personale docente e non docente per garantire la salute nelle scuole e, appena possibile, la didattica in presenza.
  12. abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, programmi di formazione pagati a salario pieno. Critica della cultura, dell’arte e della scienza al servizio del profitto;
  13. blocco immediato degli affitti, dei mutui sulla prima casa e di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) per i disoccupati e i cassintegrati; blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo.
  14. revoca di qualsiasi progetto di “Autonomia differenziata”, che penalizza i proletari e i lavoratori del Sud;
  15. amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i proletari e le proletarie detenuti.

PATTO D’AZIONE ANTICAPITALISTA
PER IL FRONTE UNICO DI CLASSE

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