Categories:

Le due assemblee virtuali nazionali tenutesi giovedì 2 aprile e martedì 14 aprile, partecipate da oltre 150 persone a nome di decine di organizzazioni politiche, sindacali e sociali, si sono confrontate in maniera ampia e articolata sui temi posti all’ordine del giorno con l’appello lanciato dal SI Cobas, e partendo dalle implicazioni drammatiche dell’emergenza sanitaria ed economica connessa alla pandemia mondiale di CoViD-19.

Questa pandemia mette a nudo la crisi rovinosa che sta attraversando ogni aspetto del dominio capitalistico; dal processo di impoverimento al quale ampi strati della classe lavoratrice e masse povere stanno andando incontro (solo in Europa le stesse fonti istituzionali prospettano 25 milioni di nuovi disoccupati e 35 milioni di persone costrette a vivere sotto la soglia di povertà) al tentativo di governi e padroni di occultare le loro responsabilità storiche nell’aver determinato la crisi sanitaria globale.

Quale che sia la ricetta che i governanti europei adotteranno nel breve-medio periodo (sia essa fondata sui Coronabond o su un Mes riveduto e corretto, per non parlare delle altrettanto nefaste ipotesi di recrudescenze nazionaliste e protezionistiche), l’esito sarà sempre lo stesso: far pagare il costo di questa crisi ancora una volta sulle spalle (e sulla pelle) dei proletari.

Questo stato di cose è foriero di grandi esplosioni di malcontento e di protesta, e richiama la necessità di porre con forza all’attenzione dei lavoratori e degli oppressi la necessità oggettiva e immediata del superamento su scala internazionale del sistema di sfruttamento capitalistico.

Striscione: contro licenziamenti

L’indicazione da cui partire è quella che abbiamo visto esprimersi in queste settimane: da un lato la spinta delle proteste che migliaia di lavoratori, anche spontaneamente sia in Italia che in altri paesi del mondo, hanno legittimamente portato avanti pretendendo la chiusura delle aziende non essenziali – produttive e non – affinché la salute venisse prima dei profitti e affinché tutti potessero “restare a casa a salario pieno”, e che ha trovato una traduzione concreta sia nelle campagne di astensione portate avanti da SI Cobas e Adl Cobas nella logistica (che nelle scorse settimane si è tradotta nella definizione di accordi e Protocolli sulla sicurezza tesi a ridurre sensibilmente le attività e a garantire una copertura salariale prossima al 100% anche attraverso l’anticipo di FIS e Cigs), sia nei numerosi scioperi e azioni di protesta spontanee o promosse dalle realtà del sindacalismo di base e di classe; dall’altro i crescenti segnali di malcontento dell’esercito di lavoratori e lavoratrici con mille contratti non coperti da ammortizzatori sociali, lavoratori e lavoratrici a nero, occupati e occupate non garantiti, disoccupati e disoccupate che – soprattutto, ma non solo, al Sud – rivendicano un salario e un reddito per poter campare, senza cui è difficile “poter restare a casa”.

I tantissimi contributi, che sicuramente necessiteranno di ulteriori momenti di confronto, hanno in larghissima parte registrato una sostanziale convergenza di contenuti, e manifestato l’urgenza e la necessità di un’unità d’azione – dal terreno dell’agitazione fino a quello delle iniziative di lotta – partendo dalla condivisione di alcune rivendicazioni unificanti da diffondere nei luoghi di lavoro e sui territori.

  1.  i costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione al fine di recuperare almeno 400 miliardi di euro;
  2.  diritto di stare a casa a salario pieno fino al termine della pandemia, per tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti in settori e servizi non essenziali: la nostra salute vale più dei loro profitti;
  3. prevenzione straordinaria, con garanzia del tampone per tutti i proletari, a partire da quelli obbligati a lavorare in queste settimane soprattutto la popolazione sanitaria;
  4. piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l’abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;
  5. immediata estensione del Reddito di Cittadinanza. Senza vincoli e con un aumento degli importi tale da garantire a tutti un salario e un reddito per poter campare e nella prospettiva della riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, affinché possano “lavorare tutti e lavorare meno”;
  6. garantire la libertà di sciopero e l’agibilità sindacale, contrastando concretamente i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: fino a quando si lavora si ha il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;
  7. regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno del per tutti gli immigrati; garanzia di reddito e di salario, diritto all’abitare e assistenza sanitaria; per la chiusura dei CPR e la riapertura dei porti;
  8. requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza, e di tutte le strutture per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un servizio sanitario unico, universale, efficiente e gratuito;
  9. blocco immediato degli affitti e dei mutui sulla prima casa, così come di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) e blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo;
  10. revoca delle misure restrittive – a conclusione dell’emergenza – per reprimere scioperi, mobilitazioni e manifestazioni; contro i Decreti-sicurezza e contro ogni ipotesi di militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro;
  11. revoca di qualsiasi progetto di “Autonomia differenziata”. Che si dimostra essere una penalizzazione per i proletari ei lavoratori del Sud, che replica il fallimentare modello di gestione regionale ed ha contribuito all’emergenza odierna;
  12. drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, Muos);
  13. amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute;

L’assemblea, su questi contenuti, si impegna a sostenere le iniziative promosse dalla rete “Vogliamo Tutto” già in corso per la settimana dal 25 aprile al 1 maggio, nonché le iniziative di lotta e di sciopero sui luoghi di lavoro a partire da quelle già indette da SI Cobas e Adl Cobas per il 30 aprile e il 1 maggio, assumendo l’ indicazione a tutti i lavoratori di astenersi in ogni caso dal lavoro nella giornata del 1 maggio e lavorando per allargare il più possibile gli stati di agitazione nella giornata del 30 aprile.

Sulla base di questa piattaforma unitaria le realtà partecipanti si impegnano a tenere un nuovo incontro in modalità telematica nella prima settimana di maggio nel corso del quale si discuteranno gli aspetti organizzativi necessari a funzionalizzare e coordinare al meglio il lavoro comune.

Aprile 2020

Comments are closed

Million Tax
Campagna di sostegno per le spese legali dei disoccupati
Campagna di sostegno e solidarietà per la lotta delle campagne
Campagna di sostegno per i 9 antirazzisti imputati