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L’assemblea è nata dalla necessità di costruire una riflessione sulle politiche migratorie e il razzismo e su come queste politiche determinino meccanismi di sfruttamento, repressione e divisione, per capire insieme come combatterle costruendo un percorso di mobilitazione a livello nazionale e internazionale a partire dalle rivendicazioni concrete avanzate dai migranti stessi. Si tratta di questioni che ricadono su tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici e più in generale sulle classi subalterne, e devono quindi essere assunte come tali: politiche funzionali a dinamiche ricattatorie, all’abbassamento generalizzato dei salari e delle tutele e al peggioramento complessivo delle condizioni di vita e di lavoro.

Diversi interventi hanno sottolineato come le politiche migratorie creino divisioni tanto tra lavoratori/lavoratrici italiani e immigrati, quanto tra gli stessi lavoratori immigrati. Questo emerge chiaramente in diversi contesti lavorativi, sia nelle campagne dove a seconda della nazionalità, del colore della pelle e della situazione giuridica si viene pagati di più o di meno, che nei magazzini e nelle fabbriche, dove le agenzie interinali utilizzano manodopera a basso costo spesso reclutata tra i richiedenti asilo, i quali versano in una situazione molto precaria per quanto riguarda la regolarità e spesso sono costretti ad accettare qualsiasi contratto come prova di ‘integrazione’ da fornire a una commissione territoriale o a un tribunale.

La pandemia e le politiche per il suo contenimento non hanno fatto che confermare questi meccanismi, se possibile acuendoli, soprattutto per chi è sprovvisto dei documenti. Non c’è bisogno di assistenzialismo, ma è invece improcrastinabile una lotta unitaria – una vittoria per i lavoratori immigrati su questo terreno rappresenterebbe una vittoria per tutta la classe lavoratrice. Mentre è evidente che il nostro scopo è quello di smantellare le attuali politiche migratorie, italiane ed europee, nel loro complesso, per arrivarci dobbiamo individuare alcuni obiettivi più specifici che possano essere raggiunti nel breve/medio periodo attraverso la lotta, a partire dalle rivendicazioni avanzate dai diretti interessati in questi anni.

Vista la dimensione immediatamente sovra-nazionale delle politiche migratorie, in sinergia con l’azione dell’imperialismo, l’assemblea ha inoltre sottolineato come sia necessario lavorare per un collegamento internazionalista tra questo percorso di lotta e i momenti conflittuali che hanno luogo parallelamente non solo nel resto d’Europa ma anche nei paesi d’origine dei flussi migratori, con particolare riferimento alla questione etiope/eritrea (all’assemblea hanno partecipato in collegamento anche dal presidio tenutosi in contemporanea a Roma per denunciare la situazione nel Tigray), oltre alle lotte in corso in Tunisia, Senegal, Marocco e Bosnia. È importante in questo senso anche valorizzare le esperienze e i contatti dei tanti lavoratori migranti combattivi che animano i nostri percorsi di lotta.

Dall’assemblea è inoltre emerso quanto sia fondamentale legare la questione del razzismo, istituzionale e non, anche alla questione di genere. Il triplice sfruttamento (lavorativo, domestico e sessuale) a cui sono sottoposte moltissime donne migranti deve essere denunciato e contrastato in occasione di tutte le prossime mobilitazioni, ovviamente a cominciare dallo sciopero dell’8 marzo.

Di seguito, nel concreto, le problematiche principali emerse dalla discussione, sulla base delle quali costruire una piattaforma rivendicativa:

  1. Regolarizzazione di chi è sprovvisto di permesso di soggiorno valido, indipendente da un’assunzione lavorativa. La sanatoria del 2020 si è ottenuta grazie alle lotte degli ultimi anni dei lavoratori delle campagne, ma la sua efficacia è risultata quasi nulla soprattutto per questa categoria. Inoltre, nonostante le promesse del precedente governo, in autunno non vi è stata nessuna ulteriore e più generalizzata sanatoria.
  2. Velocizzazione delle pratiche di rinnovo da parte delle questure, che attualmente subiscono ritardi ancora maggiori che in precedenza, attribuiti con troppa facilità all’emergenza pandemica – motivo per cui molti permessi restano bloccati anche per più di un anno e vengono quindi consegnati spesso già scaduti. Questa è stata la principale rivendicazione del presidio di Bologna in occasione dello sciopero del 29 gennaio.
  3. Fine degli abusi e delle difformità di interpretazione della legge da parte delle questure, che arbitrariamente impongono requisiti non previsti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno (ad esempio l’iscrizione anagrafica o i contributi del datore di lavoro).
  4. Eliminazione del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro attualmente in vigore per i permessi legati appunto ai motivi di lavoro subordinato. Legata a questo è la battaglia per il riconoscimento di un permesso di soggiorno unico europeo che garantisca anche ai cittadini non comunitari la libera circolazione all’interno dello spazio UE/Schengen e la possibilità di lavorare regolarmente in qualunque paese che vi appartiene.
  5. Estensione della durata e abolizione dei costi dei permessi di soggiorno. In molti settori lavorativi i contratti sono tendenzialmente molto brevi, di conseguenza la durata dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro è esigua, anche inferiore ad un anno. I costi di questi rinnovi, inoltre, sono estremamente alti, specialmente per i permessi legati ai motivi di lavoro.
  6. Accesso alla cittadinanza per chi è nata/o in Italia da genitori stranieri, senza condizionalità.
  7. Cambio di competenza istituzionale per le pratiche legate ai permessi di soggiorno. La gestione dell’intero apparato burocratico legato all’immigrazione è affidata al Ministero dell’Interno e quindi alle questure, con una evidente impronta securitaria e di criminalizzazione. In Italia, il movimento antirazzista fin dai suoi albori rivendica invece l’affidamento di queste pratiche ai Comuni.
  8. Abolizione di tutti i decreti sicurezza (2009, 2017, 2018) in quanto sostanzialmente strumenti repressivi, soprattutto per gli immigrati (una condanna penale può comportare la revoca del permesso di soggiorno o della cittadinanza) ma in generale per chi lotta o viene considerato fonte di ‘degrado’.
  9. Abolizione della detenzione amministrativa, dei respingimenti alle frontiere e del rimpatrio forzato, e apertura di canali regolari e sicuri di ingresso nell’UE.
  1. Abolizione di qualsiasi discriminazione nell’accesso alla casa e ai sistemi di welfare sulla base della cittadinanza.

PROPOSTE DI MOBILITAZIONE E PROSSIMI APPUNTAMENTI

Dall’assemblea è emersa la proposta di una mobilitazione nazionale dedicata alla questione dei documenti. Se alcuni interventi hanno lanciato come data il 1° maggio, altri hanno posto l’accento sull’organizzazione di una mobilitazione specifica, proponendo una giornata di lotta nazionale, comprensiva di iniziative rivolte ai Palazzi Istituzionali (Prefettura, Comune). Si è sottolineato come in base alle precedenti esperienze di lotte dei lavoratori immigrati in Italia, oltre alla necessità di un percorso nazionale, in questi anni si è ribadita più volte la necessità di pensare a delle forme di lotta incisive a livello economico, e quindi principalmente agli scioperi. La giornata del primo maggio e la necessità di colpire economicamente il sistema non sono questioni in contrapposizione, tuttavia sarà fondamentale già dalla prossima assemblea essere in grado di immaginare e discutere momenti di lotta che “tocchino il portafoglio dei padroni”.

Per la prossima assemblea (online?) è stata proposta la data di domenica 14 marzo. Se ci sono controindicazioni chiediamo a tutte/i di esplicitarle al più presto.

Sarà necessario elaborare le proposte emerse dall’assemblea nel contesto delle due assemblee nazionali dei lavoratori combattivi e del Patto d’Azione che si terranno sabato 20 e domenica 21, rispettivamente, e durante le assemblee dedicate al tema delle politiche migratorie che si terranno, nelle stesse date, a Torino (20) e a Roma (21).

Segnaliamo anche l’importante appuntamento del 20 febbraio alle 16h30 per un presidio fuori dal CPR di Ponte Galeria (Roma). Qui il link per maggiori dettagli.

Organizzazioni che hanno contribuito a questa prima assemblea: Campagne in Lotta, SiCobas, Associazione Dhuumcatu, Slai Cobas, FGC, FIR/Voce delle Lotte, Kombat Bergamo, Associazione Sopra i Ponti, Comitato Immigrati, Comitato contro le guerre e il razzismo, Mfpr, Coordinamento Migranti Roma, Ci Siamo Milano, Comitato di lotta Viterbo, Classe contro Classe

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