Per sabato 5 giugno  è indetta la seconda assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi/e di Milano e della Lombardia, in un contesto in cui la crisi sanitaria mondiale è comunque ancora in pieno atto e nella quale si predispongono le misure per un’enorme processo di ristrutturazione che permetta al capitalismo nazionale e internazionale di avviare una nuova fase di accumulazione e tentare di superare la grave crisi sistemica in cui sono immersi senza reale soluzione da anni.

Il Governo Draghi, anche attraverso i miliardi del Recovery Fund, ha infatti predisposto le basi per un piano che adegui la struttura produttiva e finanziaria nazionale a una competizione internazionale rinnovata dall’impatto  della pandemia da Covid-19 e delle accelerazioni da queste determinate a tutti i livelli sociali ed economici. Un piano a vantaggio esclusivo del padronato, già favorito nell’ultimo anno da sgravi di diversa natura e dall’erogazione di milioni di ore di CIG, che si tradurrà in ulteriore debito da scaricare sulla classe lavoratrice.

Il prossimo termine della moratoria dei licenziamenti non potrà che aggravarne la condizione di impoverimento già approfondita da anni di austerità: una moratoria peraltro più fittizia che reale, in quanto il mancato rinnovo dei contratti a termine, la chiusura totale di attività, i licenziamenti disciplinari fittizi, l’espulsione del lavoro sommerso e in nero, ne avevano decretato la fine da tempo con l’eccezionale rilevanza  del massacro del lavoro  delle donne costrette a tornare al “lavoro di cura” nella propria casa. Un termine che permetterà altresì al padronato la sostituzione di forza lavoro più tutelata e con salari più elevati con lavoratori precari e con garanzie minime. Sarà l’intera base occupazionale oggi data che verrà erosa dall’incremento della precarizzazione e dalla tendenziale modificazione della struttura produttiva determinata anche dalla scontata introduzione di mezzi innovativi e competitivi, che il Recovery Fund garantirà al capitalismo nazionale. Ciò determinerà, come già oggi, un’accelerazione dei processi di concentrazione monopolistica nei diversi settori produttivi insieme all’incremento del tasso di sfruttamento del lavoro per garantire la profittabilità dei capitali investiti e margini di profitto adeguati.  

 A questo si lega il collasso del Sistema Sanitario Nazionale, che già versava in condizioni disastrose, ora  aggravate ulteriormente dalla pandemia.  E le cause stanno nella privatizzazione e nell’aziendalizzazione di molte strutture e alla distruzione sistematica della medicina territoriale. Le innumerevoli morti tra i pazienti delle RSA e tra il personale sanitario, la diminuzione e la precarizzazione del personale sono il frutto di decine di miliardi di euro tagliati al settore pubblico, ormai da molti anni. Anche la scuola versa nella medesima situazione di indecenza: da anni i lavoratori e le lavoratrici sono sotto attacco di riforme strutturali come la Riforma Gelmini, che ha portato al taglio di più di centomila cattedre, la Buona scuola del governo Renzi che ha gerarchizzato il personale scolastico e rafforzato l’autonomia, continuando sulla strada dell’aziendalizzazione della scuola e offrendosi come sponda ai rinnovati tentativi di  attuare l’Autonomia differenziata.

La classe lavoratrice ha pagato e continua a pagare i costi “vivi” e non solo materiali della pandemia, sacrificata infatti a contagiarsi e morire nei luoghi della produzione per permettere al padronato di continuare a macinare profitti senza interruzione.

Un tributo di morte che si aggiunge al quotidiano e mai interrotto stillicidio di infortuni e decessi sul lavoro per il mancato rispetto delle più elementari norme di tutela. Ogni giorno ci sono infatti 4 morti sul lavoro – circa 1.450 ogni anno – e altre migliaia per malattie professionali ogni anno (solo per amianto 6.000); veri e propri omicidi di operaie/i e lavoratori/lavoratrici mandati al macello per realizzare il massimo profitto per i padroni, a cui si aggiungono altre centinaia di migliaia di lavoratori ed ex lavoratori resi invalidi dallo sfruttamento capitalista. Questo è il costo del profitto che gli sfruttati pagano sulla loro pelle.

Un profitto che giorno dopo giorno si accumula nelle tasche di padroni e padroncini ad ogni livello estorto dalla fatica dall’ipersfruttamento e dal sangue dei centinaia di migliaia di immigrati regolarizzati “a chiamata” nelle campagne , sulle biciclette come rider, negli scantinati dell’industria tessile, nelle cucine dei ristoranti “bene” come nel lavoro di cura degli anziani ecc.

La repressione colpisce le avanguardie di lotta con licenziamenti, denunce, arresti, fogli di via perché oggi l’unico diritto riconosciuto è quello del profitto, a cui tutti gli altri diritti “costituzionali” sono subordinati e applicati solo se non ostacolano il profitto. Ormai nei processi contro i licenziamenti – e ancor più in quelli penali dove si portano sul banco degli imputati i padroni colpevoli delle stragi operaie – sempre più spesso le vittime e le loro organizzazioni costituitesi parte civile, oltre alla beffa di vedere assolti gli assassini dei loro famigliari e compagni di lavoro, devono anche pagare le spese processuali com’è successo nel processo Breda/Ansaldo e nella strage ferroviaria di Viareggio e molti altri casi.

A quest’opera di macelleria sociale l’unica risposta è la repressione di ogni lotta che fuoriesca dalla compatibilità e dagli angusti confini delle finte processioni del sindacalismo confederale e concertativo. E’ infatti evidente la regia governativa e il cambio di passo dell’attacco criminalizzante e repressivo nei confronti di chi sciopera e della solidarietà concreta e dell’unità operaia. Pur senza clamore questo governo sta infatti attuando una durissima repressione dei punti più significativi di resistenza operaia e proletaria, a partire dalla multinazionale USA TNT-Fedex, con l’espresso proposito di estromettere il sindacato conflittuale che rappresenta la grande maggioranza dei lavoratori, per cancellarne le conquiste, con licenziamento di 800 lavoratori su 1.600 e la loro parziale sostituzione con lavoratori interinali, accrescendo la precarizzazione.  Dopo l’attacco della magistratura ai lavoratori piacentini con perquisizioni, arresti domiciliari, fogli di via e avvisi di revoca dei permessi di soggiorno, la polizia ha sostenuto l’attacco padronale presidiando giorno e notte il magazzino FedEx di Peschiera Borromeo, mentre i padroni ingaggiano squadracce di body guard quali picchiatori anti-sciopero a San Giuliano e altri magazzini, forti della connivenza delle “forze dell’ordine”. Lo stesso trattamento vale per i lavoratori Esselunga di Pioltello, per i lavoratori della Maschio di Grezzago, per i lavoratori dell’UNES di Vimodrone, per le addette alle pulizie degli alberghi milanesi ( .le invisibili) costrette prima al lavoro a cottimo ed ora senza CIG…e la lista è destinata ad allungarsi a quelli delle decine e centinaia di aziende che dall’estate apriranno la stagione delle ristrutturazioni e dei licenziamenti, se non accetteranno le svendite dei sindacati confederali, che dalla loro concertazione subordinata al governo e al padronato sperano di trarre nuova vita e un rafforzato monopolio su rappresentanza e diritto di sciopero.

Negli scorsi mesi un ampio settore del sindacalismo di classe e delle avanguardie conflittuali che hanno saputo resistere e lottare in difesa degli interessi dei lavoratori anche nel pieno del lockdown, ha deciso di dar vita a un percorso unitario, l’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, accomunata da un unico obbiettivo: ridare voce, peso e visibilità nazionale alle lotte dei lavoratori, coordinarle e rafforzarle a partire da una piattaforma rivendicativa comune, indipendentemente da ogni appartenenza di categoria o di sigla sindacale.

Lo scorso 17 aprile abbiamo realizzato una importante giornata di controinformazione da un punto di vista di classe sulla salute, partecipata e resa viva da centinaia di lavoratori/lavoratrici, medici e operatori della sanità e militanti impegnati in un’ottica di classe, e nella quale sono state denunciate le responsabilità del sistema sanitario, politico e affaristico, e confrontate esperienze di lotta in difesa della salute per trarne linee comuni d’azione e per indicare nel modo di produzione capitalistico la causa di questa pandemia e di quelle che purtroppo verranno. Al tempo stesso abbiamo condotto, con lo sciopero generale del 29 gennaio e del’’8 marzo, e numerose manifestazioni, un’opposizione senza se e senza ma al governo Draghi, che sposta ancor più a favore del grande capitale il baricentro della sua azione e delle risorse pubbliche, centralizzando gran parte del parlamentarismo borghese e piccolo-borghese. All’alleanza governo-padronato-sindacati concertativi dobbiamo opporre un fronte comune di classe, sostenere le lotte dovunque abbiano luogo, dalla Fedex all’Ilva ai disoccupati di Napoli, ai portuali di Genova, Napoli, Gioia Tauro, ai NO TAV.

Anche a Milano occorre dare continuità a tale convergenza ed estendere e rafforzare questo percorso dei lavoratori combattivi, al di là delle appartenenze sindacali, per rispondere agli attacchi che subiscono tutti i proletari e per strutturare un fronte comune di azione e di lotta di massa che superi le mille vertenze in cui è tutt’ora scomposta la classe e le integri da un punto di vista politico.

Per interrogarci sule prospettive e le indicazioni di lotta per obiettivi unificanti tra la classe tradizionalmente intesa e le mille forme e i mille rivoli dello sfruttamento di classe della produzione post fordista.

Per questo ti chiediamo di partecipare all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi di sabato 5 giugno ore 14,30 Arci Pessina via San Bernardo, 17, Chiaravalle

(bus 77 da Corso Lodi 90, fermata Brenta MM3, bus 140 da Rogoredo, via Cassinis 63).

Lavoratrici e lavoratori combattivi di Milano e Lombardia

lavcombattivimi@lists.riseup.net

Tags:

Comments are closed

Million Tax
Campagna di sostegno per le spese legali dei disoccupati
Campagna di sostegno e solidarietà per la lotta delle campagne
Campagna di sostegno per i 9 antirazzisti imputati